Riti di conclusione

1. LA BENEDIZIONE

Al termine della Santa Messa il sacerdote benedice gli astanti nel Nome della Santissima Trinità.

 

La Santa Messa è in sé la più grande Benedizione divina, ma la liturgia aggiunge un’ulteriore Benedizione finale prima che noi riprendiamo la vita ordinaria, per renderci certi che il Signore non ci lascia mai soli e ci accompagna con le Sue Benedizioni nella lotta per esserGli fedeli e nell’affrontare le difficoltà dell’esistenza.

2. IL RINGRAZIAMENTO PERSONALE

In chiesa, anche in sacrestia e in cantoria, non si fa confusione, ma ci si dispone in raccoglimento per fare il necessario ringraziamento. Si tratta di avere rispetto per Dio e la Sua casa, ed anche per glia ltri fedeli che debbono poter a loro volta ringraziare e pregare il Signore.

Ricorda che la Presenza reale di Gesù Sacramentato dura in te quanto le speci del pane e del vino, quindi circa dieci minuti. Non aver fretta di abbandonare il tuo stare con Dio e non dimenticare che Dio è più importante di tutti gli affari e le persone che ti attendono!

Immagina quali e quanti doni il Signore Gesù ha portato nel tuo cuore per averLo accolto. Ricorda che la Santa Comunione mette a tua disposizione tutti i tesori di santità, di sapienza e di scienza racchiusi in Gesù Cristo. La tua anima riceve così un tesoro rigorosamente infinito che le viene dato in proprietà. Non esiste al mondo un tesoro più grande di questo!

Se si è in sacrestia è bene dire al sacerdote «Prosit» (che in latino vuol dire «ti sia di giovamento» l’aver celebrato la Santa Messa), ed egli risponderà: «Deo gratias, vobis quoque», (cioè «Rendiamo grazie a Dio; giovi anche a voi» l’aver partecipato alla Santa Messa).


La Santa Comunione

È il Dono più grande dato all’uomo: la possibilità di nutrirsi di Dio. Nella Santa Comunione noi riceviamo realmente Gesù Cristo presente nell’Eucaristia e veniamo uniti totalmente a Lui. Avviene un grande miracolo: mentre solitamente trasformiamo in noi ciò che mangiamo, nella Santa Comunione, cibandoci di Dio, veniamo trasformati in Lui, come una goccia d’acqua lasciata cadere in un bicchiere di vino che diventa essa stessa vino assumendo sapore e colore.

 

Ricevendo la Sanata Comunione, noi partecipiamo pienamente alla Santa Messa. La Comunione ci unisce totalmente a Gesù Signore Che soffre, muore e risorge, così che siamo resi presenti agli eventi del Clavario ed uniti a quell’Immolazione di Gesù Signore in Croce Che salva il mondo.

 

Assicurati dunque di essere in grazia di Dio. Non ricevere l’Eucaristia se hai commesso peccati mortali e non ti sei ancora confessato. Vivi in modo tale da meritare di ricevere il Corpo di Cristo ogni giorno!

Cura il digiuno eucaristico. Non prendere nulla un’ora prima della Santa Comunione se non acqua o medicine. Questo digiuno è la preparazione immediata a ricevere il Corpo di Cristo: ricordandoti di non mangiare, ti ricorderai che stai per ricevere l’Eucaristia!

Cerca di sapere e pensare a Chi stai per ricevere: mentre vai verso l’Altare cammina senza fretta e tieni gli occhi bassi e le mani giunte: stai raggiungendo Colui Che vale più di tutto il mondo e che dall’eternità desiderava che tu potessi riceverLo. Ricorda che gli Angeli non possono fare la Santa Comunione e sarebbero persino disposti a lasciare la loro dignità e diventare uomini pur di ricevere il Dio Che adorano continuamente in Paradiso!

 

Mentre stai ricevendo la Santa Comunione, guarda il Corpo di Cristo con uno sguardo di Adorazione e di amore e tratta la Particola con gesti che comunichino alla tua intelligenza che Quello Che ricevi non è più pane, come invece è pane quello che mangi con le mani quando sei a tavola. Ciò Che ricevi è il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del Signore nostro Gesù Cristo: accogliLo genuflesso e lasciandoti imboccare dalle mani consacrate del sacerdote.

 

Preparati alla Santa Comunione durante tutto il giorno o durante tutta la settimana se partecipi alla Santa Messa solo di domenica: vivi la mezza giornata (o settimana) prima di partecipare all’Eucaristia nel vivo desiderio di incontrare Gesù Signore nella Santa Comunione: senti un vivo dolore dei tuoi peccati; offri tante azioni compiendole per amore di Dio; ripeti spesso brevi preghiere per restare sempre unito al Signore Gesù; tratta gli altri sapendo che quanto fai a loro il Signore lo sente come fatto a Lui Stesso.

 

Vivi poi la mezza giornata (o settimana) dopo aver ricevuto l’Eucaristia con profonda gratitudine ricordando quale grande dignità ti è stata concessa; accendi nel tuo cuore sentimenti di gioia; ripeti spesso parole d’amore verso il Signore Gesù Che ti ha unito così profondamente a Sé; comportati sapendo di avere Cristo Stesso nel tuo cuore.

 

Mentre torni al posto, riponi nel tuo cuore lo stesso sentimento che avrebbero vissuto i Santi Re Magi se avessero potuto portare via con loro il Bambino Gesù. Il tuo incedere, i tuoi occhi, il tuo inginocchiarti trasmettano inequivocabilmente che in quel momento sei un Tabernacolo. Poi metti il tuo cuore accanto a quello del Signore Gesù come San Giovanni Apostolo nell’Ultima Cena e parla con Dio. Lui ti sta ascoltando con attenzione!


Il Canone e il Pater noster

1. IL CANONE

È il cuore della Santa Messa: attraverso questa grande preghiera la Chiesa, per la forza dello Spirito Santo, attraverso le parole dell’Ultima Cena che il sacerdote ripete in persona Christi, rende presente Gesù Signore nel momento della Sua Immolazione sulla Croce. Dopo le parole della Consacrazione, il pane non è più pane ed il vino non è più vino: sono Gesù Stesso realmente presente, nonostante quanto vedono i nostri occhi.

Mettiti in ginocchio. Anche se non ci sono gli inginocchiatoi. Nessuno infatti sta in piedi davanti al Mistero di Dio, quasi fosse alla Sua altezza. Stai in ginocchio come la donna cananea che implorava misericordia; come la peccatrice che ha cosparso di profumo e di lacrime i piedi di Gesù per trasmetterGli tutto il suo amore; come la Maddalena il mattino di Pasqua, quando riconobbe il suo Signore e Lo adorò risorto e vivo.

Al tocco del campanello fissa i tuoi occhi nell’Ostia e nel Calice in Cui Cristo è ormai presente e che il sacerdote eleva affinché possano essere guardati ed adorati con fede.

 

Ricorda che in questo momento Gesù Signore offre Se Stesso a Dio Padre per riscattarti dalla schiavitù del peccato e aprirti le porte del Paradiso: adora e ringrazia Gesù Eucaristia.

2. GIACULATORIA

Mio Signore e mio Dio!

3. IL PATER NOSTER

Il Pater noster (Padre nostro) sono le parole che Gesù Signore ci ha trasmesso per insegnarci a preghare, donandoci la possibiilità di invocare Dio come Padre. Durante la Santa Messa, uniti al Signore Gesù Che prega in noi e per noi, queste parole assumono una forza particolare davanti a Dio Padre.

Ricordati che ti è concesso di chiamare Dio col dolce Nome di Padre in forza del Battesimo. Infatti, chi non ha ricevuto il Battesimo è semplicemente una creatura di Dio, mentre chi è rinato dall’acqua e dallo Spirito è realmente figlio di Dio per adozione, e in lui è operante la Vita Divina.

Prega con tutto l’amore di cui sei capace questa preghiera. Tieni gli occhi fissi al Crocifisso posto sull’Altare e accendi nel tuo cuore sentimenti di gratitudine e di orgoglio per la grazia immeritata di essere figlio di Dio.


Liturgia eucaristica: il Credo e il Sanctus

1. IL CREDO

Riassume le verità principali che Dio ha rivelato su Se Stesso e su di noi. Credre in ciò che ripetiamo significa trovarci sulla strada verso la salvezza. È composto dalla dottrina definita nei primi secoli nei Concili di Nicea e Costantinopoli (per questo è detto Simbolo Nicenocostantinopolitano). Recita le parole del Credo con precisione, sapendo che questo è il tesoro che la Chiesa ti ha consegnato il giorno del Battesimo e che queste verità fanno di te un cristiano. Ricorda l’atteggiamento che è richiesto mentre si ripetono parole solenni (un giuramento o l’inno nazionale) e disponi in quel modo il tuo corpo. Quando nomini il Signore Gesù Cristo china il capo; genufletti quando si dice e per opera dello Spirito Santo Si è incarnato nel seno della Vergine Maria e Si è fatto uomo.

2. GIACULATORIA

Mi affido, Signore Gesù, alle verità che sto ripetendo e desidero conservarle inalterate sino al giorno del mio incontro definitivo con Te.

3. IL SANCTUS

L’Apocalisse ci ricorda che il Signore in Paradiso viene adorato dagli Angeli e dai Santi come il tre vole Santo. A queste parole di Adorazione la liturgia aggiunge il grido che si levò a Gerusalemme la Domenica delle Palme: «Benedetto Colui Che viene nel Nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!». La liturgia ti sta preparando ad accogliere Colui Che, pur essendo il Santo, Si abbassa sino a renderSi presente nell’Eucaristia. Canta il Santo e non restare muto, affinché la tua voce si unisca a quelle di Angeli e Santi in Paradiso; accendi nel tuo cuore il desiderio di accogliere il Signore Gesù Che scende sull’Altare; non lasciare che l’abitudine renda scontato questo momento.

4. GIACULATORIA

Concedimi, Signore Gesù, di ripetere per sempre questo canto in Paradiso con la Beata Vergine Maria, gli Angeli e i Santi.

 


Liturgia eucaristica: l’Offertorio

La presentazione delle offerte è molto importante all’interno della Santa Messa, essendo questa un sacrificio. Si offre pane di frumento:

  • Significato religioso del pane: il pane è da sempre considerato un dono di Dio. La sua offerta diventa segno del dono di sé a Dio.
  • Il pane nella Sacra Bibbia: al popolo che cammina nel deserto Dio dona la manna come segno della Sua attenzione per l’uomo. Dio è davvero indispensabile per la vita dell’uomo, persino più del pane: leggiamo infatti nella Bibbia che «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Dt 8,3). Ai Discepoli Gesù insegna a chiedere al Padre il pane quotidiano, necessario alla vita: è il pane-di-Dio, cioè Gesù Stesso. Infatti Egli dona a tutti in abbondanza (la moltiplicazione dei pani); attraverso di Lui si vive l’amicizia profonda con Dio che supera anche la morte («chi mangia di questo Pane vivrà in eterno», Gv 6,51); tutti coloro che ne mangiano crescono nell’amore fraterno e formano un nuovo popolo: la Chiesa. Proprio come un pane Gesù Si è spezzato ed offerto per noi: nell’Ultima Cena ha voluto che il pane fosse il Segno sacramentale del dono di tutta la Sua vita per noi.

Dopo il pane viene offerto vino d’uva, cui il sacerdote aggiunge poche gocce d’acqua (dal fianco squarciato di Cristo uscirono sangue ed acqua):

  • Significato religioso del vino: è considerato bevanda di vita, di immortalità, della conoscenza di Dio. Era anche importante nel culto dei morti.
  • Il vino nella Sacra Bibbia: è simbolo dei doni provenienti da Dio, bevanda che dona consolazione e gioia e cura la sofferenza dell’uomo. Per questo nei banchetti non manca mai il calice del vino, sul quale si pronuncia una preghiera di ringraziamento. È segno della gioia del Paradiso (le nozze di Cana): Gesù dà inizio al Regno di Dio offrendo il Vino Che è il Suo Sangue versato per noi e che ci unisce a Lui in un’Alleanza eterna.

La potenza dello Spirito Santo renderà il pane e il vino, presentati dal sacerdote, Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo.

Unisci te stesso al Sacrificio di Gesù Che Si sta per compiere sull’Altare: questo significa partecipare attivamente alla Messa! Realizzerai tale unione se durante le tue giornate avrai offerto a Dio le tue azioni, facendole nel modo migliore che ti è possibile, perché a Dio non vanno offerte cose imperfette. Le tue povere azioni insapori ed incolori come l’acqua, unite al Sacrificio di Cristo, riceveranno il sapore e il colore di Dio.

Giaculatoria. Ricevi, Signore, tutta la mia libertà, la mia intelligenza e la mia volontà. Accetta tutto me stesso e uniscimi al Tuo Sacrificio.


Riti di introduzione e liturgia della parola

Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità e si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente la Santa Messa.

  1. Atto penitenziale. Battendoti il petto prova dolore dei tuoi peccati, ricordando quelli più recenti e più gravi; desidera di essere perdonato. Tieni il corpo composto e lo sguardo verso terra come faceva il pubblicano nel tempio.
  2. Gloria in Excelsis. Il Gloria è un inno antichissimo e venerabile, con il quale la Chiesa radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello. Non viene cantato nei tempi penitenziali. Se non lo si canta viene recitato.
  3. Orazione. Per mezzo dell’Orazione recitata dal solo sacerdote viene espresso il carattere della celebrazione e si rivolge la preghiera a Dio Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Il popolo unendosi alla preghiera ed esprimendo il suo assenso, fa sua l’Orazione con l’acclamazione Amen.
  4. Giaculatoria. Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore. Aumenta in me il desiderio di amarTi e di lodarTi senza misura, per evitare di perderTi con il peccato.
  5. Liturgia della parola. Vengono letti o cantati dei testi dell’Antico e del Nuovo Testamento: è Cristo Stesso Che ci parla attraverso la Sua parola proclamata dalla Chiesa. Questa Sua parola diventa viva ed efficace. È la mensa della parola di Dio.
    Ricordati che Dio Si sta rivolgendo a te. Non ti sta dicendo nulla di banale o di scontato: sono le parole di Colui Che ti ama da sempre, sono le parole che ti possono salvare.
    Cura di non distrarti custodendo gli occhi per non vagare con lo sguardo. Aiutati con la compostezza con cui stai seduto durante le Letture e l’eleganza con cui rimani in piedi durante il Vangelo.
    Cerca di memorizzare un brano o uno spunto dell’omelia che ti accompagnino lungo la giornata.
  6. Giaculatoria. Parla, o Signore, il Tuo servo Ti ascolta. Permettimi di fare tesoro delle Tue parole.

Lo spazio sacro: complementi del Presbiterio

1. Tabernacolo

Tabernaculum letteralmente vuol dire tenda. Infatti durante i quarant’anni passati nel deserto, il popolo di Israele portava con sé, nei suoi spostamenti, oltre alle proprie tende familiari, anche una grande tenda in cui era presente l’Arca che conteneva le Tavole della Legge e che per gli Ebrei era il trono di Dio: la tenda della Presenza in cui Mosè incontrava il Signore.

Anche per noi il Tabernacolo è il luogo della presenza: infatti il Signore Gesù è presente in mezzo a noi sotto le Sacre Speci del Pane e del Vino, cioè sotto le Speci Eucaristiche. Questa Sua presenza è indicata da una o più lampade (di norma rosse) che ardono notte e giorno vicino al Tabernacolo, e dal conopeo, una piccola tendina rossa o del colore liturgico.

Al Tabernacolo va sempre riservata una posizione preminente e ben visibile all’interno della Chiesa.

2. Balaustre

Separano unendo e uniscono separando: delimitano difatti il presbiterio e fungono da mensa alla quale i fedeli, l’uno accanto all’altro come i Santi Apostoli all’Ultima Cena, ricevono la Santa Comunione.

3. Ambone, pulpito, leggio

Anche la mensa della parola, come l’Altare, può avere varie forme.

La più antica è l’ambone, una specie di tribuna sulla quale si sale grazie ad alcuni gradini, chiusa su tre lati da parapetti, con la parte rivolta alla gente a forma di leggio. È il posto del lettore, ed è elevato perché tutti possano vedere e sentire. In alcune chiese ci sono due amboni: uno per il Vangelo (il cornus Evangelii) e uno per le altre letture (il cornus Epistulæ).

Il pulpito è semplicemente un ambone rialzato e spostato verso la gente, e serve a porre in posizione migliore il lettore e il predicatore.

Il leggio infine è una riduzione, molto essenziale, dell’ambone.

4. Messale

È il libro che raccoglie tutti i testi necessari alla celebrazione della Santa Messa.

Si distinguono poi il Lezionario, che contiene le letture (lectiones) e l’Evangeliario, che contiene solo le pericopi evangeliche.

5. Sede

È il sedile per sacerdote e ministri.

Quello del vescovo si chiama cattedra; quando questi insegna ex cathedra (= dalla cattedra) in comunione col Papa e il collegio apostolico, è come se prestasse la sua voce al Signore Gesù.


Lo spazio sacro: Presbiterio e Altare

1. Presbiterio

È la superficie rialzata rispetto al resto della chiesa dove ci sono l’Altare, la sede e dove stanno di norma il celebrante e i vari ministri e chierichetti. Non è bene che vi stiano altri fedeli.

2. Altare

Il nome deriva dall’unione di alta (= alta) e ara ( = mensa per l’offerta dei sacrifici). È dunque l’ara riservata al culto dell’unico vero Dio. I primi cristiani, rifugiandosi nelle catacombe, celebravano la Santa Messa sulle tombe dei Martiri: di qui l’uso di inserire nell’Altare alcune Sacre Reliquie. L’uso ambrosiano suole porre sui gradini della dorsale dell’Altare, oltre alla Croce e ai candelieri, alcuni Reliquiari, che hanno foggia di mezzo busto di vescovi (contengono sempre le Reliquie dei Santi Ambrogio e Carlo Borromeo e di altri Santi Vescovi milanesi), di cassette (Reliquie di Santi Martiri) e di alberelli (Reliquie di Santi Martiri) che ricordano come i Santi siano il fiore più bello della Chiesa.

Gesù Cristo è Altare e Vittima: per tal motivo l’Altare viene baciato e incensato dal sacerdote, ed è ricoperto da tre tovaglie, che significano il sudario sepolcrale (sindone), la preziosa veste tessuta tutta d’un pezzo senza cuciture (tunica), il drappo con cui il Signore venne cocifisso (perizoma).

Circa il suo orientamento: l’Altare può essere rivolto al Tabernacolo, versus Deum, oppure con una Croce nel mezzo verso la navata, versus populum.

Si deve però distinguere la posizione fisica e l’orientamento spirituale e interiore di tutti. Sarebbe un grave errore immaginare che l’orientamento principale dell’Azione sacrificale sia la comunità. Se il sacerdote celebra versus populum, il suo atteggiamento spirituale dev’essere sempre versus Deum per Iesum Christum. Anche la Chiesa, che prende forma concreta nell’assemblea che partecipa, è tutta rivolta versus Deum.

La tradizione antica era che il celebrante e la comunità orante fossero rivolti versus orientem – ed oggi ciò significa versus absidem – punto dal quale viene la luce che è Cristo: per questo la cotruzione di molte chiese era orientata, in modo che il sacerdote e il popolo nell’atto di fare la preghiera pubblica si rivolgessero versus orientem. (Congregatio pro Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum, Responsum Congregationis die 25 septembris 2000, prot. No. 2036/00/L).


I vasi sacri, i sacri lini e il significato di alcuni segni sacri

1. Vasi sacri e sacri lini

  • Ampolline (o orciuoli): contengono l’acqua e il vino.
  • Piattello: piattino tondo sul quale si mette il pane per l’Eucaristia.
  • Pisside: coppa che contiene le Particole per la Comunione dei fedeli e per la conservazione nel Tabernacolo; per questo ha il coperchio.
  • Calice: coppa nella quale si versano il vino e l’acqua per l’Eucaristia.
  • Piattino: piccolo piatto di metallo che si usa alla Comunione dei fedeli per non disperdere frammenti di Pane consacrato: i chierichetti infatti lo mettono sotto il mento o le mani di chi riceve la Santa Comunione. Può essere sostituito da un apposito corporale.
  • Animetta (o palla): quadretto di lino bianco inamidato che serve a coprire il calice perché non vi entri nulla di estraneo.
  • Corporale: quadrato di tela fortemente inamidata che si stende al centro dell’altare prima di deporvi pane, vino e vasi sacri.
  • Purificatoio: fazzoletto di lino che si usa per asciugare il calice e i vasi sacri dopo averli purificati.
  • Manutergio: fazzoletto per asciugare le mani dopo averle purificate.
  • Brocca e lancia: servono per la purificazione delle mani del sacerdote.

 

2. La Croce processionale o astile

La Croce, sulla quale è morto per noi il Signore Gesù Che ha così vinto la morte donandoci la vita, è il segno della nostra salvezza. Per questo viene messa in evidenza nelle processioni: è il segno della vita che vince la morte, il segno della nostra redenzione.

3. L’incenso

Il turibolo è un piccolo vaso di metallo che si può far roteare grazie a tre catenelle; la navetta o navicella, a forma di piccola nave, è il contenitore dell’incenso, una resina profumata, che il sacerdote, grazie ad un piccolo cucchiaino, mette nel turibolo: questa operazione viene detta infusione. La nube di fumo profumato che si alza dal turibolo diventa offerta gradita a Dio e segno della preghiera della Chiesa che sale, pura, verso il cielo. Incensare vuol dire onorare: per questo si incensano Altare, le offerte che diverranno Corpo e Sangue di Cristo, Croce, Sacre Reliquie, sacerdoti e chierici, popolo.

4. I cantari

Sono candele montate su candelieri, che in processione affiancano la Croce e l’Evangeliario. Ricordano che il Signore Gesù è la nostra Luce e l’importanza di vigilare con le lampade accese nei momenti bui e difficili.


La preparazione e il significato di alcuni paramenti

1. L’ingresso in chiesa

La Santa Messa non inizia al suono della campanella, ma con la necessaria preparazione: ecco perché è bene arrivare per tempo, evitare il chiacchiericcio in chiesa, salutare il Signore Gesù presente nell’Ostia consacrata, e non disturbare il sacerdote intento a fare la sua preparazione. Anche tu dunque preparati all’incontro con il Signore, richiamando il fine e i frutti della Santa Messa.

2. La vestizione del sacerdote

Gli abiti che il sacerdote deve indossare per la Santa Messa e le altre Funzioni dicono in modo figurato chi egli sia e cosa si accinge a compiere: scompare l’uomo per lasciare spazio al Signore Gesù, nella Cui Persona il sacerdote celebra (per questo è detto Alter Christus). Per questo i paramenti sacri hanno grandi dimensioni (scompare l’uomo) e sono preziosi (dare a Dio il meglio).

Ogni momento della vestizione è accompagnato da una preghiera:

  • Lavabo delle mani: chiede la virtù di poter celebrare senza distrazioni mentali o materiali;
  • Alba o camice: è una veste bianca lunga fino ai piedi, e richiama la purezza e la beatitudine della vita cristiana;
  • Cingolo: di norma del colore dei paramenti, si stringe attorno ai fianchi e richiama la virtù della castità nel corpo e nel cuore;
  • Amitto: cinge il collo e preserva i paramenti dal contatto con la pelle; richiama la necessaria protezione celeste dagli inganni del demonio;
  • Manipolo: legato al braccio sinistro, ricorda come le fatiche quaggiù preparano la vita beata in Paradiso (era un panno per detergere il sudore);
  • Stola: girando attorno al collo e scendendo incrociata sul petto ricorda la croce di Cristo;
  • Casula o pianeta: riveste il sacerdote come un giogo, e ricorda quanto sia dolce e leggero il giogo della volontà di Dio;
  • Velo: copre il calice fino all’Offertorio e poi dopo la Comunione, come Mosè si copriva il volto tra un colloquio e l’altro con Dio;
  • Borsa: contiene il corporale, che ne viene estratto per essere steso sull’Altare e poi ripostovi dopo la Comunione.

Al di fuori della Santa Messa i chierici indossano sopra il loro abito ordinario lungo sino ai talloni, detto per questo talare, una cotta. La cotta è una tunica dalle larghe maniche che si ferma a mezza gamba ed esprimere la novità e la bellezza interiore della vita cristiana.


Partecipare alla Santa Messa: gli atteggiamenti del corpo

1. Significato delle posizioni dell’orante nella Santa Messa

È importante che tu impari a muoverti come si conviene: infatti le varie posizioni del tuo corpo sono anche gesti di una comunità che prega insieme. Nella preghiera personale e soprattutto comunitaria anche la gestualità riveste un ruolo fondamentale: infatti non si tratta di un singolo che prega, ma di un insieme di persone che all’unisono pregano il Padre comune.

  • In piedi: dice al Signore Gesù che siamo pronti a stare con Lui e con i nostri fratelli e che desideriamo partecipare alla Santa Messa. Con questo gesto significhiamo la nostra prontezza e la nostra attenzione a tutto quello che Lui ci vorrà dire.
  • Seduto: ascoltiamo il Signore Che ci parla. Un clima di silenzio e di attenzione ci aiuta ad ascotarLo meglio.
  • Il silenzio: non è perdere tempo, ma una parte importantissima della celebrazione. Infatti, come si ascoltano le letture e si compiono i vari gesti della liturgia, così si deve osservare il silenzio perché le parole della Sacra Scrittura e i gesti della liturgia siano gustati e compresi nel loro significato. Fare silenzio allora non vuol dire non far nulla o semplicemente non parlare, ma mettersi in ascolto della voce di Dio Che ci ha parlato e ci parla nelle parole e nei gesti della liturgia. Il silenzio è proprio di chi ama e per questo adora (letteralmente resta a bocca aperta).
  • Inginocchiati: ci si inginocchia per adorare e ringraziare nostro Signore Gesù Cristo per i doni meravigliosi Che ha fatto e sta facendo. Il dono più grande sono proprio il Pane ed il Vino consacrati, Corpo e Sangue di Gesù: Egli Si fa cibo per te, perché ti vuole bene e vuole che tu sia salvo.
  • In processione: il Signore Gesù ti invita a stare con Lui e ti Si offre in Cibo. Se noi accettiamo di vivere con Lui ci incamminiamo per andare ad accoglierLo, facendoGli vedere che siamo una comunità unita nel Suo Nome e che desideriamo la Sua presenza tra noi.

 

2. Acqua santa e genuflessione

Contenuta nelle pile o acquasantiere, con essa traccia su te stesso il segno della Santa Croce quando entri in chiesa, facendo così memoria del Battesimo che ti ha reso cristiano, figlio di Dio e membro della Chiesa. Dopo esserti segnato, se è presente nel Tabernacolo il Santissimo Sacramento, genufletti: è il segno con cui si proclama che Cristo Gesù è il Signore. Quindi, in ginocchio al banco, raccogliti in preghiera per incontrare Dio nella Santa Messa, preparando cuore, mente e corpo, così da ricevere con abbondanza quanto ci viene da Lui.


Partecipare alla Santa Messa: gli attori e alcune attenzioni generali

1. Gli attori della Santa Messa

  • il Signore Dio;
  • il sacerdote, che celebra in Persona Christi (nella Persona di Cristo);
  • i ministri: diacono e suddiacono, lettori, accoliti, chierichetti;
  • la schola cantorum (il cosiddetto coro);
  • il popolo.

Con partecipazione, come abbiamo detto, non si intende che tutti debbano fare o dire tutto: a ciascuno spetta una parte specifica! Del resto anche l’ascolto, il silenzio, il semplice guardare non sono azioni meramente passive.

2. Attenzioni generali

Prima di ogni Santa Messa è necessario fare il proprio ingresso in preghiera e preparare per tempo tutto l’occorrente per la celebrazione. Chi crede e ama Dio è fedele. Questo vuol dire:

  • puntualità: cerca di arrivare in chiesa almeno un quarto d’ora prima dell’inizio della Funzione; renditi conto che sei al cospetto di Gesù Signorte realmente presente nel Tabernacolo; non salutare gli altri fedeli ma ascolta e parla col Signore Gesù;
  • capacità di ringraziare il Signore Gesù al termine di ogni Funzione;
  • disponibilità a svolgere un servizio: non è bello farti sempre pregare o lasciare che siano altri a fare tutto; inoltre è segno di amore per il Signore il rispetto dei turni fissati, anche quando richiedono qualche rinuncia per la coincidenza con altre attività di tuo gradimento.

3. Alcuni gesti particolari

  • Il segno della Santa Croce: ti permette di iniziare ogni celebrazione nel Nome della Santissima Trinità.
  • Battendoti il petto esprimi il pentimento per i tuoi peccati. Così facendo dimostri che non dai la colpa agli altri, ma ti riconosci responsabile dei tuoi pensieri, parole ed azioni.
  • Tracciando col pollice destro una croce su fronte, labbra e cuore accogli il Signore Gesù Che ti parla nella tua mente per comprenderLo, sulle tue labbra per annunciarLo, nel tuo cuore per amarti ed essere amato.
  • Dandoci la mano allo scambio di pace esprimiamo la nostra volontà di essere in pace con tutti, secondo l’invito del Signore Gesù a rappacificarci prima di presentare le nostre offerte e le nostre vite all’Altare.

 


Partecipare alla Santa Messa: partecipazione e precetto

1. Partecipazione

Partecipare non significa anzitutto fare qualcosa o dire delle parole, bensì esserci, come Maria Santissima ai piedi della Croce di Cristo che semplicemente sta. Ma in quel suo semplice stare c’è tutto l’amore e la compartecipazione al Sacrificio redentore del Figlio divino. Chi ama, infatti, non ha bisogno di tante parole ma con un semplice sguardo ha già detto tutto, e l’amato che ricambia l’amore, subito comprende e restituisce. La forma più alta di partecipazione al Sacrificio della Santa Messa è dunque unire se stessi al Sacrificio di Cristo, donando a Dio noi stessi e ogni croce che ci capita di dover portare e sopportare.

Perciò è infantile, superficiale e non cattolico ridurre il concetto di partecipazione alla Santa Messa al dire o fare qualcosa; ogni Azione Sacra ha Cristo Stesso come Soggetto! Lui agisce e a noi basta lasciarci condurre adorandoLo (San Tommaso d’Aquino esprime tale concetto definendo l’Azione Sacra opus operatum a Christo, opera operata da Cristo).

Certo è bene prepararsi alla Santa Messa leggendo i testi e conoscendo il rito, ma sarebbe un tragico errore pensare che nella misura in cui comprendo la lettera delle parole pronunciate e faccio qualcosa allora ho ben partecipato alla Funzione. Nemmeno la commozione dei sentimenti è segno di efficacia: la Santa Messa è efficace in quanto opera di Dio; certamente dalle mie buone disposizioni dipendono il dono effettivo delle grazie divine e anche la soddisfazione personale. Mai però basarsi solo sul gusto personale, sulla simpatia per il sacerdote, sul sentimentalismo.

2. Il precetto festivo

L’obbligo canonico (che se intenzionalmente non rispettato si configura come peccato mortale) della Santa Messa alla domenica e nelle feste di precetto risponde al criterio del minimo nutrimento necessario ad una buona vita spirituale, e non alla logica ben più autenticamente evangelica della Cena Eucaristica in cui Gesù Si dona a noi realizzando l’Alleanza tra l’uomo e Dio. La Santa Messa vissuta in pienezza chiede, per quanto è possibile, quotidiana partecipazione (questa è la raccomandazione della Chiesa) e poi opere adeguate.

Partecipare alla Santa Messa non è tanto un obbligo, ma il modo di mettere in pratica quanto il Salvatore ha voluto rivelarci; tutto il resto sarà sempre in secondo piano, anche perché è proprio nella Santa Messa che realizziamo il massimo possibile della carità, entrando nella categoria biblica di Alleanza: Dio mi chiama in prima persona a stipulare con Lui un patto, e poi a viverne fino in fondo le conseguenze (Andiamo in pace. Nel Nome di Cristo!).


La lingua liturgica e la solennità esteriore dei riti

La lingua

Lingua ufficiale della Chiesa Cattolica è il latino, e il Concilio Vaticano II stabilisce che il suo uso nei riti latini sia conservato. Per utilità del popolo si concede, nel solo Novus Ordo, l’uso della lingua vernacolare, avendo però cura che i fedeli sappiano recitare o cantare insieme, anche in latino, le parti dell’Ordinario della Santa Messa che spettano ad essi (Concilio Vaticano II, Sacrosanctum concilium 36; 54).

Solennità esteriore del rito

Ogni Santa Messa celebrata secondo la forma canonica è in se stessa perfetta in quanto opera di Dio; esistono poi vari gradi di solennità esteriore dovuti al contesto in cui si svolge la celebrazione, alla dignità del celebrante, alla disponibilità di ministri per il servizio liturgico:

  • Santa Messa papale: rito proprio del Sommo Pontefice;
  • Santa Messa pontificale: rito proprio del vescovo;
  • Santa Messa distinta: con apparato liturgico esterno, suono di campane, concorso di fedeli ecc.;
  • Santa Messa semplice: privata, si celebra senza apparato, a beneplacito del sacerdote e per comodità dei fedeli.

La Santa Messa distinta può essere Conventuale o di circostanza:

  • La Conventuale è Capitolare, se celebrata dai Capitoli nelle Cattedrali, Collegiate, Abbazie; è Parrocchiale se celebrata nelle Parrocchie (o assimilate ad esse) nelle domeniche e feste di precetto.
  • La distinta di circostanza (magari anche letta) si celebra in occasioni solenni della vita religiosa parrocchiale o di comunità: Prima Comunione, Vestizione clericale o religiosa, Giubileo Sacerdotale ecc.

Inoltre la Santa Messa distinta Conventuale o di circostanza può essere:

  • Solenne: con canto, ministri, diacono e suddiacono, incenso ecc.;
  • Cantata: con canto ma senza ministri e incenso;
  • Letta o privata: senza canto, né ministri, né apparato.

 


Breve storia del rito della Santa Messa

1. I primi tempi

All’inizio del cristianesimo non esiste un vero e proprio Canon Missæ (rito della Messa); ciascun vescovo o sacerdote usa parole proprie, anche se non vanno mai tralasciate le parole del Salvatore per la Consacrazione. Vengono fissati dei canovacci utili ai sacerdoti meno capaci.

2. La patristica

L’epoca patristica conosce una molteplicità di riti, che vengono fissati in canoni soprattutto per scongiurare il pericolo dell’eresia.

3. Il medioevo

Durante il medioevo in Occidente ad opera di Carlo Magno tutti i vari riti, ad eccezione dell’Ambrosiano e di pochi altri, vengono eliminati: l’unico rito del Sacro Romano Impero è quello Romano. Vengono inoltre aggiunti alcuni simboli e preghiere per meglio esplicitare quanto contenuto nel rito della Santa Messa.

4. La (contro)riforma tridentina

Il Concilio di Trento (1545-1563), rispondendo alla Riforma protestante, ribadisce la sacramentalità dell’Eucaristia e la realtà del sacerdozio gerarchico ordinato: di qui l’importanza di fissare la forma canonica della Santa Messa (che resterà praticamente inalterata fino al Concilio Vaticano II). Il rito, mai abolito, è detto di San Pio V, papa che promulga la prima edizione del Messale (il libro contenente orazioni e letture).

5. La Santa Messa di Paolo VI

Il Concilio Vaticano II, senza ritrattare la dottrina di sempre, nel tentativo di offrire una maggiore comprensione dei sacri riti e una partecipazione sempre più attiva e consapevole, modifica il rito tridentino. Il rito è detto di Paolo VI, papa che promulga la prima edizione del Messale riformato.

A causa di un’applicazione selvaggia e incontrollata delle riforme conciliari il Magistero ha pubblicato vari documenti che intendono eliminare e correggere gli abusi circa l’Eucaristia e la celebrazione della Santa Messa (Ecclesia de Eucharistia, Redemptionis Sacramentum, Mane nobiscum Domine…).

6. Oggi

Esistono due forme legittime di celebrazione per i riti latini (occidentali): la forma ordinaria o Novus Ordo (il Messale di Paolo VI), e la forma straordinaria o Vetus Ordo (il Messale di San Pio V), come chiaramente stabilito nel 2007 da Benedetto XVI (Motu proprio Summorum Pontificum).


Il fine e i frutti della S. Messa

Il valore della Santa Messa è in se stesso infinito. Però i suoi effetti, in ciò che dipende da noi, ci vengono applicati nella misura delle nostre disposizioni interne. Ogni volta che si celebra la Santa Messa, la Chiesa, con la forza di Cristo Sacerdote e Vittima, compie quattro azioni, ciascuna delle quali porta molto frutto:

1. Adorazione

Riconosciamo Dio come nostro Padre, Creatore e Signore, Che ci ha amati da sempre. Lo riconosciamo con la voce del Signore Gesù Stesso, realmente Presente nella Santa Messa, e per questo la nostra adorazione è perfetta. Dio risponde a questa incomparabile glorificazione curvandoSi amorevolmente verso ciascuno di noi.

2. Ringraziamento

È il senso letterale del termine Eucaristia: ringraziamo Dio per ogni cosa, perché tutto è puro dono Suo. Con la Santa Messa, si ringrazia Dio in modo perfetto, come perfetta è stata l’offerta del Signore Gesù sulla Croce che si rinnova. Il ringraziamento ci procura nuove grazie perché a Dio piace la gratitudine.

3. Riparazione

I peccati ci allontanano da Dio e feriscono il Suo Cuore di Padre. Rendendo presente il Sacrificio di Gesù in Croce, durante la Santa Messa chiediamo a Dio quel perdono che nessuna nostra azione buona potrebbe mai conquistare e domandiamo quella misericordia che solo l’offerta del Corpo immolato di Gesù Signore può ottenerci.

Basterebbe una sola Santa Messa per riparare tutti i peccati del mondo, compresi i nostri, e liberare dalle loro pene tutte le anime del Purgatorio. Ma questo immenso dono viene applicato in grado limitato – ma efficace e reale – secondo le nostre disposizioni (l’intenzione o suffragio secondo cui si celebra la Santa Messa).

4. Impetrazione

Abbiamo bisogno di tutto: di quanto ci occorre per il corpo, ma soprattutto di quanto ci avvicina a Dio e ci salva l’anima! Durante la Santa Messa le nostre richieste sono rivolte a Dio con la forza della preghiera e dell’offerta di Cristo che si compiono sull’Altare.

La Santa Messa muove infallibilmente Dio a concederci tutte le grazie di cui abbiamo bisogno, ma il dono effettivo di queste grazie dipende dalle nostre disposizioni.


CHE COSA è L’EUCARISTIA?

Detto cosa è la Santa Messa vediamo ora un altro concetto fondamentale: l’Eucaristia è il Sacramento che sotto i segni del pane e del vino ripresenta il Sacrificio di Gesù sulla Croce e contiene realmente il Suo Corpo, Sangue, Anima e la Sua divinità.

 

Tutti i Sacramenti traggono origine e forza dal Sacrificio di Gesù sulla Croce, il quale è ri-presentato al Padre proprio nell’Eucaristia. Inoltre, poiché nell’Eucaristia il Sacrificio della Croce è realizzato dalla presenza reale della Umanità e della Divinità di Cristo sotto le specie separate del pane e del vino, essa contiene realmente il Figlio di Dio fatto uomo Che Si dà in Cibo agli uomini nella Comunione eucaristica.

Dunque la Santa Messa, in cui si realizza il Sacramento dell’Eucaristia, è al tempo stesso un Sacrificio e un Banchetto. L’Eucaristia è perciò non solo il centro e la sorgente della nostra vita di figli di Dio, ma è pure il termine di tutto il nostro amore per Gesù Signore.

 

Basta un breve richiamo biblico per dire che l’Eucaristia non è invenzione umana e dunque un nostro diritto, bensì Dono divino: «Quando fu l'ora, [Gesù] prese posto a tavola e gli Apostoli con Lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della Mia Passione”. […] Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il Mio Corpo Che è dato [in sacrificio] per voi; fate questo in memoria di Me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel Mio Sangue, Che viene versato per voi”» (Lc 22,14-20 passim).

 

È dunque verità di fede che dopo la Consacrazione (ovvero il momento in cui il sacerdote pronuncia sul pane e sul vino le parole eucaristiche di nostro Signore Gesù Cristo) pane e vino diventano realmente Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore: in essi è cioè presente lo Stesso Gesù nato da Maria Vergine, vissuto in Palestina, morto sulla Croce, risorto, ed ora presente in Cielo. La Chiesa spiega tale realtà facendo ricorso alla dottrina della transustanziazione, mutuata ad opera del Doctor angelicus San Tommaso d’Aquino dalle categorie filosofiche della metafisica classica: Pane e Vino consacrati pur avendo gli accidenti (aspetto sensibile) di pane e vino comuni, contengono la sostanza di Cristo.

Dunque nell’Eucaristia noi incontriamo veramente Gesù vivo, Che ci guarda, Che ci ascolta, Che ci ama, Che ci esaudisce, come Lo hanno incontrato coloro che ebbero la grazia di vivere con Lui.


Che cosa è la Santa Messa?

Ci aiuta il catechismo della Chiesa cattolica: la Santa Messa è l’unico Sacrificio della Nuova Alleanza, cioè lo Stesso Sacrificio della Croce, reso presente sotto i Segni sacramentali; in esso, insieme con Cristo, anche la Chiesa offre ed è offerta. Due precisazioni.

1. Sacrificio

Il sacrificio biblico è un’offerta fatta a Dio. Nell’Antico Testamento si offrivano animali e frutti della terra: la parte che bruciava era consumata da Dio, mentre l’altra parte veniva consumata dall’offerente e dal sacerdote in segno di comunione.

Ogni Santa Messa è lo stesso Sacrificio della Croce che Si rende presente sotto i Segni sacramentali del Pane e del Vino, separatamente consacrati. Come il Signore Gesù è presente in tutti i Tabernacoli del mondo, pur restando l’unico Gesù, così il Sacrificio della Croce è ripresentato nella Santa Messa, pur restando l’unico Sacrificio della Nuova Alleanza. Non si offrono animali, ma si rende presente qui ed ora l’offerta perfetta che Cristo Gesù ha fatto di Sé sulla Croce, sotto i Segni sacramentali di pane e vino: per questo si parla di sacrificio incruento (senza spargimento di sangue).

Ciò che la Chiesa fa è obbedienza al comando del Signore Gesù Che, dopo aver celebrato la Cena Eucaristica, disse ai Santi Apostoli: «Fate questo in memoria di Me». Memoria non è semplice ricordo, ma va inteso come memoriale, ossia ripetizione di un’azione fondante che ne rende presenti e disponibili qui e adesso gli effetti salvifici. La Croce dunque si rende presente per chi partecipa alla Santa Messa, e così la salvezza operata da Cristo tocca anche te, qui ed ora! Come per la Vergine Santa, San Giovanni, San Disma anche a te è offerta la salvezza!

2. La Chiesa offre ed è offerta

Se dunque non c’è alcuna differenza tra il Sacrificio di Gesù sulla Croce e la Santa Messa, bisogna però aggiungere che nella Santa Messa Cristo coinvolge la Chiesa nel Suo Sacrificio come offerente e vittima. Questa è la conseguenza più profonda della nostra unione al Signore come i tralci alla vite (cfr. Gv 15,1ss): non solo siamo resi partecipi della Sua Realtà divina, ma anche del Suo essere Sacerdote e Vittima gradita al Padre (o della Nuova alleanza).

 

In sintesi: la Santa Messa è al tempo medesimo Croce e Cena. Sono le cosiddette dimensioni verticale e orizzontale della Santa Messa, o anche realtà misterico-sacrificale e realtà conviviale


L'INIZIO DI UN CAMMINO